180, comma 8 C.d.S.: sanzione: termini e modalità.

180, comma 8 C.d.S. sentenza avv. Giovanni Longo Pisa

180, comma 8 C.d.S. sentenza avv. Giovanni Longo Pisa180, comma 8 C.d.S.: sanzione: termini e modalità.

180, comma 8 C.d.S.: sanzione: termini e modalità.

Art. 180, comma 8 C.d.s.: in caso di commessa infrazione al C.d.S. per mancanza di documenti (siano essi patente, libretto di circolazione, assicurazione, eccetera), il conducente del veicolo, ex art. 180, comma 1 C.d.S. è punito con una sanzione che varia da € 41,00 ad € 168,00 deve entro i termini indicati dagli Agenti procedere con l’esibizione dei documenti richiesti, pena l’irrogazione di una pesante sanzione ulteriore ex art. 180, comma 8 C.d.S.

Ma la P.A. ha l’obbligo di elevare la “seconda” sanzione entro termini perentori di 90 giorni, decorsi i quali la pretesa creditoria si estingue per mancata inattività (Ex multis: Ordinanza numero 7066 del 21 marzo 2018 della Corte di Cassazione: “la notifica del verbale dopo i 90 giorni determina la nullità della multa”).

A mente dell’art. 180, comma 8 C.d.s. “Chiunque senza giustificato motivo non ottempera all’invito dell’autorità di presentarsi, entro il termine stabilito nell’invito medesimo, ad uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti ai fini dell’accertamento delle violazioni amministrative previste dal presente codice, e dall’art. 32 della legge 24 dicembre 1969, n. 990, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 422,00 a euro 1.695,00. Alla violazione di cui al presente comma consegue l’applicazione, da parte dell’ufficio dal quale dipende l’organo accertatore, della sanzione prevista per la mancanza del documento da presentare, con decorrenza dei termini per la notificazione dal giorno successivo a quello stabilito per la presentazione dei documenti”.

Ad ogni buon conto, nel caso di violazione dell’art. 180, comma 8 C.d.S. occorre effettuare una breve digressione sulle conseguenze della mancata esibizione di documenti, coordinandolo con i doveri di ricerca d’ufficio da parte della PA (ex multis Giudice di Pace di Pisciotta (SA) – Sentenza del 12/01/2012; G.d.P. Palermo sent. 2768/18).

La norma che sanziona la mancata ottemperanza all’invito della P.A. a presentarsi, entro un termine stabilito, agli uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti, va necessariamente coordinata con le disposizioni dettate dal DPR n. 445/2000 e, in particolare, con l’art. 43 del medesimo decreto.

In altri termini l’articolo richiamato può trovare applicazione solo quando l’organo di polizia che ha intimato l’esibizione non sia comunque in grado di verificare, attraverso pubblici registri o altri sistemi, se il documento richiesto esista o meno. In particolare, nessuna sanzione è applicabile qualora il documento consista in una patente di guida nazionale, in un documento relativo a veicolo italiano oppure all’assicurazione obbligatoria, in quanto di tali atti è possibile accertare l’esistenza attraverso l’accesso a pubblici registri o a banche dati alle quali le forze dell’ordine sono collegate telematicamente.

La norma, la cui infrazione è stata contestata (l’art. 180, 8 comma CdS), sanziona l’inottemperanza, senza giustificato motivo, all’invito dell’autorità di presentarsi agli uffici di polizia, entro il termine stabilito nell’invito medesimo, per fornire informazioni o esibire documenti.

Tale disposizione mira a verificare se il soggetto sottoposto a controllo e trovato privo di documenti relativi alla circolazione ne sia stato solo momentaneamente sprovvisto o se, invece, detti documenti non esistano affatto.

Con la sentenza n. 2768 depositata in data 24.7.2018 del Giudice di Pace di Palermo, Dott. A. Galatolo, è stato statuito che la sanzione di cui all’art. 180, comma 8, del Codice della Strada, può trovare applicazione solo quando l’organo di polizia che ha intimato l’esibizione non sia comunque in grado di verificare, attraverso pubblici registri o altri sistemi, se il documento richiesto esista o meno.

In altri termini, la norma che sanziona la mancata ottemperanza all’invito della P.A. a presentarsi, entro un termine stabilito, agli uffici di polizia per fornire informazioni o esibire documenti, va necessariamente coordinata con le disposizioni dettate dal DPR n. 445/2000 e, in particolare con l’art. 43 del medesimo decreto.

Per comprendere il percorso argomentativo compiuto dall’Autorità Giudiziaria è bene prendere le mosse dall’analisi del dato normativo che si assumeva esser stato violato. L’art. 180 del codice della strada tratta del possesso dei documenti di circolazione e di guida e stabilisce che i conducenti dei veicoli a motore, per circolare, devono avere con sé, fra gli altri, il certificato di assicurazione obbligatoria.

Al conducente deve essere intimato di presentarsi, entro un termine stabilito, presso un ufficio di polizia per esibire il documento mancante. Ove non si ottemperi all’invito, senza giustificato motivo l’art. 180, comma 8, del C.d.S. prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa consistente nel pagamento di una somma da euro 422 a euro 1.697.

Ebbene, tale norma, con specifico riferimento al certificato di assicurazione obbligatoria, deve, adesso, essere interpretata in linea con i principi dettati dal DPR 445/2000 ed anche alla luce dei principi di buon andamento della pubblica amministrazione e di leale collaborazione tra p.a. e cittadini.

L’art. 180 del codice della strada, infatti, mira a verificare se il soggetto sottoposto a controllo e trovato privo di documenti relativi alla circolazione, ne sia stato solo momentaneamente sprovvisto o se, invece, detti documenti non esistano affatto.

Invero, l’esistenza di copertura assicurativa ben può rilevarsi dalla consultazione di un pubblico registro cui le forze dell’ordine sono collegate telematicamente (nel caso di specie, la banca dati dell’ANIA, confluita poi nella banca dati presso la direzione generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti istituita dall’art.1 c.1 lettera c) del decreto interministeriale n.110 del 9.8.2013). Tale innovazione è stata, peraltro, quella che ha condotto, da ultimo, alla c.d. dematerializzazione del contrassegno assicurativo.

C’è, poi, la necessità di segnalare che il menzionato D.P.R. n. 445/2000 è stato anche modificato dall’art. 15, comma 1, della Legge 12/11/2011 n. 183. In particolare questo nuovo intervento normativo (per quello che riguarda la materia segnalata in precedenza) ha riformulato il testo dell’art. 43 che attualmente recita: “Le Amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa l’indicazione, da parte dell’interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall’interessato“.

La ricerca d’ufficio rappresenta, quindi, un comportamento imposto alla P.A. (nella specie: alla Polizia Municipale) dal rispetto del principio del buon andamento dell’amministrazione, unitamente ai principi di efficienza e di celerità dell’azione amministrativa e, anzi, si pone quale concreta espressione del principio della leale collaborazione tra Stato e cittadino.

L’organizzazione dell’agire pubblico, infatti, fin dalla versione originaria della legge 241/90, è fondata sul principio della responsabilizzazione dei pubblici poteri e della trasparenza amministrativa.

In tal senso, peraltro, si è anche espresso l’IVASS che, con circolare n. 1 dell’1 giugno 2016 evidenzia come sia opportuno evitare “inutili contenziosi con gli automobilisti”, risultato perseguibile attraverso comportamento omogenei da parte delle autorità pubbliche.

Aderendo alle considerazioni sopra svolte, l’Autorità giudiziaria adita nella pronuncia che si riporta ha ritenuto che, nel caso di specie, la p.a. non avesse dimostrato l’impossibilità di reperire attraverso i pubblici registri o, anche, attraverso gli altri sistemi telematici a disposizione della stessa, l’effettiva esistenza del documento richiesto. Pertanto, in assenza di tali prove, veniva accolto il ricorso.

sent. gdp 93 19

 

 

 

 

 

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