Mancata attivazione del telefono e di internet.

Mancata attivazione del telefono e di internet: risarcimento danni

Mancata attivazione del telefono e di internet: risarcimento danni

Mancata attivazione del telefono e di internet: legittimo il risarcimento danni stabilito in via equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c.

Il Giudice di Pace, a seguito del danno lamentato, aveva condannato la compagnia telefonica a risarcire sia i danni materiali derivanti dal mancato lavoro, difficoltà nel compierlo, perdita di più tempo per sopperire in modo diverso alle comunicazioni sia quelli morali per lo stress subito anche nella sfera personale, condannatndola a versare all’attore, la somma di € 4.000,00.

La compagnia telefonica ha inteso proporre appello avverso la sentenza del Giudice di Pace che aveva accolto in primo grado le richieste dell’utente, sostenendo che il risarcimento dei danni liquidato dal Giudice di primo grado non fosse stato provato, ed in ogni caso fosse troppo alto ed illegittimo.

Il Giudice di appello ha confermato la decisione di quello di primo grado, con la seguente motivazione: “E’ stato provato l’inadempimento della compagnia telefonica, così come il fatto che l’appellato fosse un professionista per il quale le utenze sono fondamentali. E’ del tutto probabile che il professionista abbia subito un nocumento patrimoniale quale conseguenza immediata e diretta della mancata attivazione per oltre quattro mesi della linea telefonica e trasmissione dati, dal momento che in tale periodo lo studio professionale dell’appellato restò irraggiungibile dall’esterno sia telefonicamente che per e-mail, come confermato dai testi escussi in primo grado.

Il pregiudizio patrimoniale deve ritenersi provato proprio da tali testimonianze che hanno confermato come lo studio fosse isolato e come i clienti si siano lamentati di non poter raggiungere lo studio stesso telefonicamente o a mezzo internet: da tali circostanze può dedursi, quanto meno in via presuntiva, la grave difficoltà di gestione del lavoro e dei rapporti con clienti e colleghi e la conseguente presumibile perdita di incarichi professionali.

Del resto è oramai notorio che nell’attuale mercato del lavoro, tutti i rapporti professionali e commerciali nascono o quantomeno fruiscono e si alimentano incessantemente dei moderni mezzi di comunicazione, tra i quali, innanzitutto, la linea dati e telefonica.

Quanto alla quantificazione di tali danni patrimoniali, si deve concordare col Giudice di prime cure circa l’oggettiva impossibilità di determinare il preciso ammontare, difficoltà alla quale soccorre il criterio della liquidazione in via equitativa di cui all’art. 1226 c.c., modalità di liquidazione che non dev’essere assolutamente confusa con la decisione secondo equità come invece sembra fare l’appellante.

Ciò detto, la liquidazione dei danni effettuata dal Giudice in forma equitativa appare del tutto congrua, se si tiene conto del lungo periodo di privazione della linea telefonica e dati, dell’attività professionale svolta presso l’immobile, delle lamentele dei clienti e tenendo presente che sussiste una lesione dell’immagine professionale dello studio, dal momento che per i vari clienti l’impossibilità di mettersi in contatto con il professionista potrebbe con ogni probabilità avere ingenerato la convinzione di essere di fronte a uno studio professionale non pienamente efficiente”.

E’ innegabile quindi la responsabilità e l’inadempimento contrattuale della compagnia telefonica, la quale ha inizialmente preso contezza della volontà del nuovo cliente di accedere al servizio da lei offerto, successivamente comunicando che il tempo tecnico di attesa si sarebbe aggirato intorno ai 10-25 giorni, di fatto però mai attivando il servizio.

Violazione quindi da parte della compagnia telefonica del principio di buona fede nel rapporto contrattuale ex art. 1175 c.c., e violazione dei principi codificati nell’art. 1, capo 2, lett. e della legge 30 luglio 1998, n. 281, della correttezza, trasparenza ed equità nei rapporti contrattuali concernenti beni e servizi nei confronti dell’attore.

Tale situazione ha pregiudicato gravemente l’attività lavorativa dell’istante.

Oltre al danno patrimoniale, l’appellato ha quindi correttamente chiesto una somma a titolo di danno morale e/o esistenziale, la cui quantificazione è stata rimessa al prudente apprezzamento del Giudice di primo grado.

Il Giudice di appello ha confermato la correttezza dell’operato del giudice di primo grado.

sent. 415 2018

 

 

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