Pugno all’arbitro in pieno volto.

pugno in volto all'arbitro

pugno in volto all’arbitro

Pugno all’arbitro in pieno volto.

La Corte di Appello ha definito benevola la sanzione di due anni e mezzo di squalifica inflitta dal Giudice Sportivo territoriale al calciatore che ha commesso tale grave gesto, avendo addirittura valutato l’ipotesi di una reformatio in peius

E’ quanto ha statuito la Corte di Appello Federale.

La vicenda ha riguardato un giocatore il quale ha sferrato un pugno in pieno volto al D.G. facendolo indietreggiare e facendolo poi cadere a terra.

L’arbitro si è dovuto recare all’ospedale con prognosi di 10 giorni.

Il Giudice Sportivo di primo grado ha inflitto al calciatore la sanzione di due anni e mezzo di squalifica.

Non pago, il giocatore ha inteso proporre gravame chiedendo la riforma del provvedimento, allegando nel ricorso delle dichiarazioni scritte di alcuni tesserati, chiedendo che fossero sentiti quali testimoni.

La Corte non ha ammesso le prove orali richieste, ritenendole inammissibili, da un lato perché in contrasto con la prova privilegiata rappresentata dal rapporto arbitrale e dal supplemento reso in sede di reclamo, dall’altro, poiché formalmente non proposte nei termini previsti dalla norma di riferimento (art. 60, comma 2 CGS).

Il richiamato articolo, infatti prevede:

  1. La testimonianza di uno dei soggetti di cui all’art. 2, può essere disposta dagli organi di giustizia sportiva su richiesta di una delle parti o d’ufficio quando, dal materiale acquisito, emerga la necessità di provvedere in tal senso.
  2. Le parti possono richiedere l’ammissione di prove testimoniali, indicando, a pena di inammissibilità, i dati di individuazione e di recapito dei medesimi nonché i capitoli di prova. I testimoni sono convocati a cura e a spese delle parti che ne fanno istanza, previa ammissione degli stessi da parte dell’organo di giustizia.

3.Le testimonianze devono essere rese previo ammonimento che falsità  o reticenze produrranno per i tesserati le conseguenze derivanti dalla violazione degli obblighi di lealtà e correttezza.

  1. L’organo giudicante decide sull’esame dei testimoni proposti dalle parti.
  2. La testimonianza ha luogo in udienza.
  3. Lo svolgimento della testimonianza è regolato dall’organo giudicante. Le domande sono rivolte ai testimoni solo dall’organo giudicante le parti potranno rivolgere all’organo giudicante istanze di chiarimenti, nei limiti di quanto strettamente necessario all’accertamento del fatto controverso. L’organo giudicante, alla fine della testimonianza, chiede alle parti se vi siano ulteriori domande proponendole, ove lo ritenga utile ai fini del decidere, al testimone.

Tuttavia la Corte ha dichiarato il difetto di giurisdizione nell’applicare la sanzione pecuniaria alla società.

Infatti il Giudice di primo grado, aveva sanzionato anche la Società a titolo di responsabilità oggettiva in esecuzione all’art. 35 comma 7 CGS (C.U. n. 104/A FIGC del 17.12.14 come previsto dall’art. 16, comma 4 bis CGS C.U. 256/A del 27.1.16, ai fini di prevenire e contrastare episodi di condotta violenta nei confronti degli ufficiali di gara.

Correttamente la Corte ha annullato la sanzione pecuniaria, in quanto l’art. 35 comma 7 del CGS prevede tale misura ai fini del contrasto di episodi di violenza nei confronti del DG, ma alla luce del Comunicato 104/A citato, il provvedimento sanzionatorio è di natura amministrativa, quindi di competenza degli organi federali ed emesso in esito alla definizione del procedimento giudiziario, non può quindi essere irrogato dal Giudice Sportivo.

cr toscana

https://www.tuttocampo.it/Toscana/PI/News/1482593/arbitro-all-ospedale-dopo-essere-stato-colpito-da-un-pugno-in-faccia-la-decisione-del-giudice-sportivo

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