Correzione errore materiale e sentenza già appellata.

Correzione errore materiale e sentenza già appellata.

Con sentenza il Giudice non aveva provveduto a statuire circa le spese esenti e a chi spettasse il compenso per il C.T.U.

Per tale motivo è stato proposta una istanza per la correzione dell’errore materiale, con la quale si evidenziava come il Giudice avesse riconosciuto la totale soccombenza in capo ai convenuti, non prevedendo il rimborso in favore degli attori delle spese esenti sostenute (contributo unificato, spese di notifica e marche da bollo) e di quelle pagate per la C.T.U., come invece richiesto ed indicato nella nota spese di parte attrice.

Con la sentenza della cui correzione si tratta, il Giudice ha accolto integralmente le domande attoree.

Per tale ragione, il Giudice ha posto (correttamente) le spese di lite interamente a carico dei soccombenti, come emerge dalla chiara lettura della motivazione e del pedissequo conforme dispositivo, esclusa, quindi, per coerenza con la ratio decidendi, l’implicita voluntas del Giudicante di restringere la portata totalizzante del principio di soccombenza sopra espresso (nel senso della parziale compensazione – in seno al generale regolamento delle spese descritto).

Si ritiene, in siffatta ipotesi, la sussistenza dei presupposti per l’esperimento del normale correttivo di cui all’art. 287 c.p.c., in ossequio al più recente orientamento espresso da Cass., sez. un., 07/07/2010, n. 16037 (v. anche, per quanto qui interessa, Cass. 24/07/2012, n. 12962 e Cass. 4.9.2009 19299), dovendosi anche qui ravvisare quella “mera disattenzione”, e dunque quel comportamento “involontario” del Giudice, tale da non assurgere al rango di condizione di ammissibilità del gravame.

Le richieste avanzate hanno senza dubbio natura accessoria nell’economia della decisione, non incidendo sul contenuto sostanziale della sentenza, in quanto estranee al merito del giudizio ed alla pronunzia principale, se non per il rilievo della soccombenza. Dunque, la condanna al pagamento delle spese processuali (anche di quelle esenti e del consulente), obbligatoria in quanto prevista per legge, deve essere emessa d’ufficio dal Giudice, anche in mancanza di un’esplicita richiesta della parte vittoriosa (in senso conforme: Tribunale di Verona, 25 gennaio 2015 – Omessa pronuncia in ordine alle spese di CTU – Rientra nel novero dei casi contemplati dall’articolo 287 c.p.c., il quale consente la correzione delle decisioni da omissioni o errori materiali di calcolo, la sentenza nella quale il Giudice abbia nel dispositivo omesso di disporre in ordine alle spese della consulenza tecnica d’ufficio, qualora l’omissione consista in una mera disattenzione che non assurge al rango di condizione di ammissibilità del gravame.

Parte soccombente si è opposta sostenendo non trattarsi di una mera correzione dell’errore materiale, ed in quanto già pendeva un appello, e tale richiesta sarebbe dovuta avvenire tramite appello in via incidentale.

Il Giudice, a scioglimento della riserva, ha accolto le tesi attoree ritenendo proponibile la presentazione dell’istanza anche pendendo appello.

La giurisprudenza ha escluso che la richiesta di correzione della sentenza appellata debba formare oggetto di apposito gravame mediante appello incidentale (secondo l’indirizzo più permissivo la proposizione di appello incidentale non è necessaria ma possibile, Cass. Sez. Lav. 16.5.2003, n. 7706; C. App. Milano Sez. I, 7.11.2007 “nell’ipotesi in cui la sentenza contro la quale è stato proposto gravame contenga un errore materiale, l’istanza di correzione dello stesso, non essendo rivolta ad una vera e propria riforma della decisione, non deve necessariamente formare oggetto di uno specifico motivo di impugnazione, neppure in via incidentale, ma può essere proposta in qualsiasi forma e può anche essere implicita nel complesso delle deduzioni difensive svolte in appello”; secondo altro indirizzo invece, tale possibilità è esclusa in maniera categorica; in tal senso Cass. Sez. II, 21.10.1998, n. 10447: “nei casi in cui, come nella fattispecie, la sentenza contro la quel è proposto appello contenga un errore materiale, l’istanza per al relativa correzione, non essendo diretta ad ottenere una vera e propria riforma della decisione, non deve formare e non costituisce oggetto di un mezzo di gravame, neppure incidentale, in senso proprio, e, perciò, resta utilmente proposta in qualunque forma, eventualmente implicita, nel complesso delle deduzioni difensive svolte in secondo grado”.

Letta la sentenza Corte Cost. 10.11.2004 n. 335 che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 287 c.p.c. per violazione degli artt. 3 e 24 Cost, limitatamente alle parole “contro le quali son sia stato  proposto appello”, così rimuovendo dall’ordinamento la norma che prevedeva la possibilità di richiedere la correzione di errore fino al momento in cui la sentenza affetta da errore materiale non fosse stata appellata (imponendo, da quel momento in poi, che la correzione restasse assorbita dal giudizio d’appello);

ritenuto che, come efficacemente argomentato dal giudice rimettente, precludere l’esecuzione di una sentenza affetta da errore materiale per la sola ragione che avverso la medesima sia stato proposto appello, costituisce scelta lesiva del principio di uguaglianza per il diverso trattamento riservato alle sentenze, a seconda che esse siano o meno affette da errore materiale, e cioè da un errore che incide solo sull’espressione grafica del dictum del giudice;

ritenuto che il soggetto vittorioso abbia interesse a proporre l’istanza di correzione dell’errore materiale dinanzi al giudice di primo grado, anche se pende l’appello, posto che in caso contrario la sentenza di primo grado, benchè esecutiva, non potrebbe essere portata ad esecuzione, quantomeno con riferimento alle disposizioni della sentenza affette da errore materiale, sino alla modifica attuata mediante la sentenza d’appello;

ritenuto inoltre che le pronunce giurisprudenziali menzionate dalla parte convenuta, fra le quali Cass. SS.UU: n. 16415 del 21.5.2018 sian inconferenti al caso di specie, atteso che le stesse riguardano ipotesi nelle quali la sentenza aveva omesso la liquidazione delle spese di lite, mentre nel caso di specie la sentenza ha chiaramente espresso, in parte motiva e anche ne dispositivo, la totale soccombenza dei convenuti, con accoglimento delle domande degli attori e la condanna dei convenuti a pagare le spese di lite degli attori, liquidate in dispositivo.

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